Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

28 Giugno 2024

Fascicolo sanitario elettronico, l’ha usato solo il 41% degli utenti

All’inizio del 2024 la percentuale di cittadini che ha effettuato almeno un accesso al Fascicolo sanitario elettronico (Fse) per sé o per altri è stata pari al 41%, seppur in aumento rispetto al 2023 (35%). Sono i dati più recenti dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano da cui emerge “come sia necessario promuovere ulteriormente l’utilizzo di questo strumento”.

Dai dati del monitoraggio disponibile sul sito monitopen.fse.salute.gov.it, spiega l’Osservatorio, si evince che i servizi più diffusi sono quelli legati all’accesso ai certificati Covid (95% delle Regioni), alle esenzioni (81%) e alla prenotazione e pagamento di visite ed esami (76%). Le regioni che offrono una maggiore quantità di servizi sono l’Emilia-Romagna e la Toscana (23 servizi) seguite da Lazio (22), Piemonte (21), Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento (18 servizi ciascuna). “Si tratta di un’opportunità per far conoscere ai cittadini questo strumento”, afferma Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale a proposito della campagna informativa delle ultime settimane ‘Fascicolo Sanitario Elettronico. Sicuri della nostra salute’ che “ha permesso di comunicare a tutta la popolazione italiana i vantaggi collegati alla raccolta e alla disponibilità dei dati sulla salute. “Secondo i professionisti che lo hanno utilizzato – aggiunge Sgarbossa – lo strumento riduce il tempo necessario per reperire le informazioni, semplifica la lettura dei documenti scambiati, fornisce informazioni critiche per la gestione del paziente in situazioni di emergenza e permette di prendere decisioni più personalizzate e basate sull’intera storia clinica del paziente”.

27 Giugno 2024

Rischio ipertensione e diabete per chi vive vicino ad aeroporti

27 giugno 2024 – Settemila casi di ipertensione, altrettanti di diabete e 276 casi di demenza potrebbero essere legati all’inquinamento emesso dai due aeroporti italiani più trafficati: Fiumicino e Malpensa. È il dato che emerge da uno studio realizzato dal centro di ricerca CE Delf per conto dell’associazione ambientalista European Federation for Transport and Environment, che ha stimato gli effetti sulla salute dei principali aeroporti europei.

Lo studio si è concentrato sull’impatto delle particelle ultrafini emesse dai 32 principali aeroporti europei sulla salute degli abitanti delle aree limitrofe agli scali. “Le emissioni di particelle ultrafini da parte dei motori a reazione sono sempre più riconosciute come uno dei principali impatti dell’aviazione sulla salute umana”, si legge nel rapporto. In particolare, “le particelle ultrafini, tipicamente definite come particelle con un diametro pari o inferiore a 100 nanometri, hanno una relazione comprovata con la morbilità generale, varie forme di cancro, malattie cardiache e Bpco”. Focalizzando l’attenzione sulla popolazione che vive in un raggio di 20 km, i ricercatori hanno concluso che le polveri ultrasottili potrebbero essere responsabili di 280 mila casi aggiuntivi di ipertensione, 330 mila casi di diabete e 18 mila casi di demenza nei soli 32 aeroporti considerati.

26 Giugno 2024

OMS: ogni anno nel mondo tre milioni di morti per alcol e droghe

26 giugno 2024 – Oltre tre milioni di morti all’anno nel mondo per abuso di alcolici e droghe. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in materia di consumo di alcolici e stupefacenti. Nello specifico, come osserva l’Oms, “2.6 milioni di morti ogni anno sono dovuti all’abuso di sostanze alcoliche, circa il 4.7% del numero complessivo di morti all’anno, mentre il restante 0.6% di milioni di morti deriva dall’abuso di stupefacenti psicoattive”. Altro dato rilevante è che di questi tre milioni di morti, “la maggior parte sono uomini (2 milioni per consumo di alcol e 0.4 milioni per droga)”. “L’abuso di sostanze colpisce pesantemente la salute della persona, aumentando di fatto il rischio di malattie croniche e di problemi di salute mentale, e ogni anno ciò emerge tragicamente da milioni di morti evitabili. Questo problema rappresenta un fardello pesante per le famiglie e per le comunità, aumentando l’esposizione a incidenti, traumi e violenza”, ha detto il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms.

“Per costruire una società più sana e equa, dobbiamo per forza impegnarci in azioni coraggiose che riducano gli effetti negativi per la salute umana e le conseguenze sociali derivanti dall’abuso di alcol. Inoltre dobbiamo rendere il trattamento post-abuso di alcol accessibile e sostenibile economicamente per tutti”, ha aggiunto. Il rapporto dell’Oms sottolinea che, nonostante ci sia stata a partire dal 2010 qualche riduzione del tasso di mortalità legato al consumo di alcol, il numero complessivo delle vittime di abuso di alcol resta comunque alto e arriva a 2.6 milioni nel 2019, con i numeri più elevati in Europa e in Africa. Nel 2019 il numero di oltre 1.6 milioni di morti deriva da malattie non trasmissibili. Di queste, 474mila morti sono causate da malattie cardiovascolari e 401mila da cancri. Altre 724mila morti sono invece dovute a infortuni, come per esempio incidenti d’auto, autolesionismo e violenza interpersonale. Un dato preoccupante relativo al 2019 riguarda la fascia d’età più colpita: il 13% dei morti per alcol (la porzione più significativa) comprende giovani tra i 20 e i 39 anni.

21 Giugno 2024

Prediabete e diabete gestazionale, un aiuto dalla nutraceutica

Se n’è discusso durante l’ottavo congresso AME Diabetes Update, a Milano, in cui sono stati presentati nuovi dati preliminari su un integratore a base di due alghe, come spiega Marcello Orio, Direttore del Centro Antidiabetico CMSO di Salerno

Si stima che il diabete interessi oggi più di 60 milioni di adulti in tutta Europa, e la sua prevalenza sta aumentando. In particolare, aumentano i casi di diabete tipo 2, cioè quello più legato agli stili di vita scorretti. Nel nostro Paese parliamo di circa il 6% della popolazione, e quindi oltre 4 milioni di persone affette da diabete di tipo 2. Secondo gli esperti però, a questo numero vanno aggiunti i casi sommersi e non diagnosticati, che si pensa ammontino a circa un altro milione e mezzo di persone. Il campanello d’allarme è un innalzamento della glicemia, e cioè degli zuccheri nel sangue a digiuno, che possono identificare una condizione di prediabete. Condizione su cui è possibile intervenire con divrse strategie. Di questo si è parlato nel corso del congresso del’Associazione Medici Endocrinologi “AME Diabetes Update” che si tenuto recentemente a Milano, come racconta Marcello Orio, Direttore del Centro Antidiabetico CMSO di Salerno.

Dott. Orio, cos’è il prediabete? 

“Si tratta di una condizione di passaggio da uno stato di salute a uno di malattia. Esistono categorie di persone a rischio sulle quali dobbiamo porre maggiore attenzione: sono uomini e donne che presentano una glicemia a digiuno non più nella norma, ossia non più inferiore a 100 mg/dl, ma non ancora patologica, ossia non superiore a 126 mg/dl. In questo range compreso tra 100 mg/dl e 126 mg/dl si colloca il prediabete (che precede il diabete di tipo 2, ndr.). Può essere gestito intervenendo sugli stili di vita, attraverso, per esempio, l’aumento dell’attività fisica o il calo del peso corporeo, ma anche utilizzando alcuni integratori”.

Quali sono le novità in questo ambito emerse dall’ultimo meeting AME?

“Si è discusso proprio del ruolo dei nutraceutici nel diabete. In particolare, sono state approfondite le ultime evidenze relative a un integratore con un fitocomplesso estratto da Ascophyllum nodosum e Fucus vesiculosus, due alghe brune che svolgono un’azione simile a quella dei farmaci che riducono l’assorbimento di zuccheri. Le alghe vanno, infatti, ad agire sugli enzimi digestivi alfa-amilasi ed alfa-glicosidasi, che sono responsabili dell’assorbimento dei carboidrati. Nell’integratore è stato inserito un adiuvante, il cromo picolinato, che modula anch’esso la risposta glicemica. Da diversi anni viene prescritto per la gestione di diversi problemi metabolici ed è già stato oggetto di alcuni studi scientifici. Alcuni specialisti diabetologi ed endocrinologi della Società Scientifica AME stanno raccogliendo e condividendo dati preliminari sull’utilizzo dell’integratore nel prediabete. Emerge come l’aggiunta dell’integratore possa rallentare l’evoluzione verso una condizione conclamata di malattia. Si tratta però di dati e numeri assolutamente preliminari e che dovranno essere approfonditi”.

Può essere utilizzato anche nelle donne con diabete gestazionale?

“Per diabete gestazionale si intende quello che viene di solito diagnosticato nel secondo o terzo trimestre di gravidanza e che non è presente prima della gestazione. Sono circa 40mila le gravidanze che ogni anno in Italia sono complicate dalla patologia. Anche in questo caso si stanno raccogliendo dati sull’uso dell’integratore composto dalle due alghe, e stanno già arrivando riscontri molto interessanti. L’integratore agisce a livello dell’apparato digerente riducendo l’assorbimento degli zuccheri, quindi può essere utilizzato anche durante una fase delicata e complicata della vita femminile come la gestazione. Il diabete che insorge durante la gravidanza tende a peggiorare con l’avanzare dei mesi. In alcuni casi per il trattamento si arriva all’insulina. L’utilizzo precoce di un integratore naturale può essere una valida ed efficace alternativa per rallentarne la progressione”.

Qual è, oggi, il ruolo della nutraceutica in ambito metabolico?

“I nutraceutici hanno già un vasto utilizzo e un potenziale di crescita in molte condizioni metaboliche e possono integrare i farmaci, o sostituirli in fase precoce. Possiamo considerarli come un ‘ponte’ tra un trattamento che riguarda solo gli stili di vita e la terapia farmacologica. In alcuni casi vanno prescritti come unica cura, in altri invece devono essere utilizzati insieme alle terapie classiche. In ogni caso, devono essere impiegati in maniera sartoriale, prescritti su misura per ogni singolo paziente. A differenza dei farmaci tradizionali, al momento non vi sono studi randomizzati condotti su campioni numerosi. Tuttavia la nutraceutica è sempre più ricercata sia dai medici sia dai pazienti: è una nuova opzione terapeutica dalle grandi potenzialità e come tale ha bisogno di essere inquadrata e studiata. Vi sono già evidenze scientifiche prodotte nell’ambito del trattamento delle diverse disfunzioni metaboliche. Devono essere approfondite da nuove ricerche, come quelle che si stanno conducendo in Italia”.

20 Giugno 2024

Tutela salute, oltre 4 italiani su 10 in regioni insufficienti

L’Italia è divisa in due sulle performance sanitarie e sociosanitarie delle Regioni, con gli indici più alti al Centro Nord anche se il Sud registra maggiori miglioramenti. Il 55% degli italiani risulta vivere in Regioni con risultati soddisfacenti per la tutela della salute, mentre per il 45% le cose non vanno del tutto bene. Emerge dal Rapporto 2024 ‘Opportunità di tutela della Salute: le Performance Regionali’: l’analisi è condotta dai 104 esperti raggruppati dal C.R.E.A. Sanità (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) per il quale operano ricercatori e docenti universitari di vari campi. Veneto, Piemonte, Bolzano e Toscana (oltre 13,3 milioni di abitanti) sono promosse con livelli complessivi di tutela della salute migliori dalle altre e con un indice di performance che supera il 50% del livello massimo (rispettivamente 60%, 55%, 54% e 53%). Promosse anche Friuli Venezia Giulia, Trento, Emilia-Romagna, Liguria, Valle d’Aosta, Marche e Lombardia (19,3 mln di abitanti), ma con la sufficienza: raggiungono livelli di performance tra 45 e 52%. ‘Rimandate’ invece con livelli tra il 37 e il 44% Sardegna, Campania, Lazio, Umbria, Abruzzo e Puglia (circa 18,9 mln di abitanti). Fortemente insufficienti (livello di performance inferiore al 35%) Sicilia, Molise, Basilicata e Calabria (circa 7,5 mln di abitanti). Negli ultimi 5 anni, rileva il Rapporto, si è dunque registrato un miglioramento del 46% della performance, che ha interessato tutte le ripartizioni geografiche e in maggior misura proprio le Regioni del Mezzogiorno (+75,9%), poi quelle del Nord-Est (+44,9%), Nord-Ovest (+40,9%) e Centro (+37,4%). Questo “anche se il Sud è ancora indietro in termini di livello di performance e i suoi indici, anche se in forte miglioramento rispetto alle altre aree, sono ancora bassi”. Negli ultimi anni quindi, si è realizzata secondo il CREA una “riduzione delle distanze in termini di opportunità di tutela della salute tra Sud e Nord. Ciò anche perché, nonostante i margini di azione ci siano (per raggiungere il 100% dell’indice di performance), non sembra – spiega il rapporto – che le Regioni con performance migliori riescano a registrare significativi passi avanti: probabilmente per l’esistenza di limiti strutturali nell’attuale assetto del sistema sanitario”.

19 Giugno 2024

Dal 2013 in Europa in aumento i decessi per il caldo

A partire dal 2013 si registra un aumento delle morti dovute al caldo in Europa, con 17 decessi in più ogni 100.000 persone all’anno rispetto ai nove anni precedenti. E’ la stima della ricerca pubblicata sulla rivista Lancet Public Health e basata sulla revisione di un ampio numero di studi, con dati sulla mortalità e sulle temperature dal 2013 al 2022. A coordinare la revisione è Rachel Lowe, del Supercomputing Center di Barcellona.

I dati indicano come l’aumento delle morti legato al caldo sia stato maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Inoltre la revisione evidenzia un altro problema delle temperature medie in salita: la diffusione in Europa di parassiti e insetti vettori di virus e altri patogeni che in passato erano presenti solo a latitudini inferiori. Individuando ben 42 indicatori dell’impatto del cambiamento climatico sulla salute umana, lo studio mostra che, con l’avanzare delle temperature anno dopo anno, è aumentato il numero di ore diurne pericolose per l’attività fisica: le ore rischiose per lo stress da calore si sono estese oltre quelle più calde della giornata rispetto a quelle del periodo 1990-2022, sia per le attività di intensità media, come ciclismo o calcio, sia per quelle di intensità elevata, come rugby o mountain bike.

19 Giugno 2024

Cardiologi: sostanze stupefacenti, cannabis inclusa, a rischio cuore

19 giugno 2024 – Che le sostanze stupefacenti siano al centro di varie problematiche della società civile è un concetto noto ma vi è ancora poca conoscenza, sia in ambito sanitario che sociale, sulla capacità che queste sostanze hanno di determinare problemi cardiovascolari e in generale un danno biologico con gravi ripercussioni sulla salute di chi le assume e importanti ricadute sulla spesa sanitaria. La scarsa informazione e soprattutto la disinformazione, legata ai canali da cui vengono attinte le informazioni, determinano false convinzioni come ad esempio quella di ritenere la cannabis innocua in quanto “terapeutica” e favoriscono dunque la bassa percezione del pericolo “sostanze”, alcool compreso, per il cuore e per la salute umana in particolare tra i giovani. Domenico Gabrielli – Presidente Fondazione per il Tuo cuore e Direttore Cardiologia dell’Ospedale San Camillo di Roma – chiarisce: “La presenza di un danno d’organo cardiaco che può rimanere a lungo asintomatico, dando la falsa impressione di essere sani, il fatto che il più delle volte il danno d’organo si sviluppa lentamente nel tempo senza dare particolari sintomi durante le assunzioni, la sottostima delle diagnosi di cardiopatie determinate o favorite dall’uso di sostanze psicoattive e il fatto che ci sia poca sensibilità, e molta reticenza a parlare, cosi come si dovrebbe, di queste tematiche contribuiscono alla erronea convinzione che le sostanze stupefacenti non facciano poi cosi tanto male al cuore e al nostro organismo. Tutte le principali droghe conosciute, cannabis compresa, hanno un effetto cardiotossico e possono determinare o favorire l’insorgenza vari tipi di patologie cardiovascolari, anche gravi o mortali. Le sostanze stupefacenti infatti danneggiano le coronarie determinando ischemia cardiaca acuta o cronica e danneggiano direttamente il muscolo cardiaco provocando infiammazione (miocardite), dilatazione (cardiomiopatia dilatativa) o ispessimento (ipertrofia) del cuore. Condizioni queste, che se non diagnosticate e curate tempestivamente, possono portare a scompenso cardiaco. Favoriscono inoltre l’insorgenza di vari tipi di aritmie, a volte letali e alterazioni della pressione arteriosa, della coagulazione e delle valvole cardiache.” “La cocaina – continua il prof. Gabrielli – può favorire l’insorgenza di ogni tipo di patologia cardiaca e aumenta fino al 23% il rischio di infarto miocardico nelle prime ore dopo l’assunzione. L’uso non medico della Cannabis, è stato associato ad un aumentato rischio di patologie cardio e cerebrovascolari. Il fatto che esista una cannabis utilizzata per scopi medici non significa che fumare marijuana non faccia male al cuore e alla salute. Anche il Fentanyl è un farmaco molto utilizzato in medicina, eppure negli USA l’uso non medico di oppioidi sintetici con effetti antidolorifici come il Fentanyl e derivati è un vero e proprio problema di salute sociale. Tali sostanze, magari acquistate anche per via illegale, hanno infatti aumentato la mortalità per arresto cardiorespiratorio (son stati stimati circa 75.000 decessi da oppiodi sintetici nel 2022 negli Stati Uniti) e costituiscono ora negli USA una tra le principali cause di morte nei soggetti giovani-adulti.” “Obiettivo della Fondazione per il Tuo cuore e dei cardiologi ANMCO – conclude il prof. Gabrielli – è quello di svolgere una prevenzione al passo con i tempi in considerazione del sempre più frequente uso e abuso di sostanze psicoattive, poiché sono cambiate non solo le sostanze assunte ma anche il profilo di chi le assume. La prevenzione delle problematiche cardiovascolari da sostanze psicoattive merita tutta la nostra attenzione e giustifica ogni sforzo in quanto tali malattie non sono affatto rare, dati evidenziano che fino a un quarto degli infarti nei soggetti giovani sia legato all’uso di droghe. E in generale il danno cardiaco da droghe è decisamente più frequente di quello che riusciamo a dimostrare.”

“Quanto detto – sottolinea il dott. Francesco Ciccirillo – cardiologo, responsabile Ambulatorio D.A.H.D. ( Drug Abuse Heart Diseases) U.O.C. Cardiologia- P.O. Vito Fazzi – ASL Lecce – dovrebbe portarci a considerare le sostanze psicoattive come un fattore di rischio cardiovascolare indipendente e aggiuntivo e a considerare il loro ruolo favorente sui sintomi e sulle malattie cardiovascolari riscontrate nella pratica clinica oltre che a portare avanti dei programmi di prevenzione adeguati volti a scongiurare la prima assunzione e l’uso anche ricreazionale di sostanze psicoattive. Infatti il danno cardiovascolare si può instaurare non solo nel consumatore abituale (che rimane comunque a rischio più alto) ma anche in quello occasionale, a volte indipendentemente dalla quantità di sostanza assunta soprattutto se presente una particolare predisposizione genetica (non sempre nota) o altri fattori contingenti.” “E’ difficile quantificare e prevedere il rischio di un danno cardiaco da droghe nel singolo individuo – continua il dott. Ciccirillo – in quanto l’effetto delle droghe può variare da soggetto a soggetto e perfino nello stesso soggetto, in base a dose, modalità, tempistica, durata di assunzione, tipo, purezza, quantità della sostanza e presenza o meno di altri fattori predisponenti. Le malattie cardiache da droghe possono manifestarsi in maniera acuta (generalmente temporalmente associata e proporzionale all’ultima dose assunta) e/o svilupparsi lentamente nel tempo, quindi, anche i soggetti che non hanno alcuna sintomatologia acuta dopo l’assunzione, se continuano ad assumere droghe, possono sviluppare nel tempo un danno cardiaco. Da qui l’importanza di smettere di assumere sostanze prima che il danno si manifesti o diventi irreversibile oltre che a sottoporsi e/o eseguire dei programmi di screening cardiologico in chi ha una storia di assunzione di sostanze psicoattive soprattutto se presenta un alto profilo di rischio cardiovascolare globale.”

 

18 Giugno 2024

Allarme medici di famiglia: ecco il decalogo anti-afa

18, giugno 2024 – “Sono anni ormai che d’estate riceviamo chiamate dai nostri pazienti per colpi di calore e altri problemi legati all’aumento delle temperature, ma non abbiamo mai dovuto affrontare un caldo come quello prospettato in questi giorni. Siamo molto preoccupati per gli effetti che le massime previste, con temperature percepite vicine ai 40, potranno avere. Non solo le persone anziane, ma tutti, dovrebbero evitare per quanto possibile di uscire nelle ore più calde e, comunque, di affrontare lunghi tratti al sole”. È un vero e proprio allarme caldo quello lanciato da Luigi Sparano e Corrado Calamaro, medici di famiglia della Fimmg, a fronte dell’arrivo di Minosse, anticiclone che sta per travolgere l’Italia con temperature record su quasi tutto il Nord, il Centro e il Sud. Alla luce delle previsioni meteo che prospettano un’ondata di caldo senza precedenti, i medici di famiglia della Fimmg lanciano un appello alla popolazione, in particolare alle persone anziane e fragili, affinché adottino misure precauzionali per proteggersi ed evitare di dover ricorrere al pronto soccorso.

I medici di famiglia hanno anche elaborato un decalogo di consigli pratici per aiutare le persone più vulnerabili a gestire al meglio le giornate di caldo intenso:

  1. rimanere idratati, bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, anche se non si avverte la sete, evitare bevande alcoliche, zuccherate o gassate;
  2. evitare le ore più calde, non uscire e non svolgere attività fisica nelle ore più calde della giornata, solitamente tra le 11 e le 17;
  3. indossare abiti leggeri, di colore chiaro e in tessuti naturali come cotone e lino, che permettono una migliore traspirazione della pelle;
  4. prediligere ambienti freschi, trascorrere il più tempo possibile in ambienti freschi e ventilati. Se necessario, utilizzare ventilatori o condizionatori, assicurandosi di non esagerare con la differenza di temperatura rispetto all’esterno;
  5. consumare pasti leggeri, ricchi di frutta e verdura, evitando cibi pesanti e molto conditi che aumentano la sensazione di calore;
  6. rinfrescarsi regolarmente, fare docce o bagni freschi per abbassare la temperatura corporea. In alternativa, utilizzare panni umidi su polsi, fronte e collo;
  7. monitorare la salute, prestare attenzione ai segni di disidratazione o colpo di calore, come mal di testa, vertigini, debolezza, nausea o crampi muscolari. In caso di sintomi sospetti, contattare immediatamente un medico;
  8. evitare l’esposizione diretta al sole, utilizzare cappelli a tesa larga, occhiali da sole e creme solari con alto fattore di protezione quando si deve uscire;
  9. organizzare le attività giornaliere in modo da evitare le ore più calde e privilegiare le prime ore del mattino o la sera;
  10. assistere i più fragili, verificare regolarmente le condizioni di salute di familiari, amici o vicini anziani o fragili che vivono soli.
17 Giugno 2024

L’internista: “mal d’estate” abbatte, cambio clima rapido non aiuta

17 giugno 2024 – Astenia, stanchezza, malessere. Molte persone, con l’arrivo dei primi caldi, accusano il ‘mal d’estate’. Questo succede perché “aumenta la sudorazione, ci si disidrata e quindi cala il volume del sangue. A ciò si aggiunge un’importante vasodilatazione. Questi due effetti incidono sull’apparato cardiocircolatorio, abbassano la pressione e ci si può sentire male, abbattuti”. A questo si aggiunge “il cambiamento repentino delle temperature, che non aiuta all’adattamento”, spiega Giorgio Sesti, presidente della Società italiana di medicina interna (Simi).

I rimedi “sono sempre gli stessi – continua Sesti – a partire dal bere molto. L’acqua è il vero rimedio. E serve stare in luoghi freschi, ventilati, all’ombra, evitare di uscire nelle ore più calde della giornata”. L’altro elemento di malessere “è il fatto che il nostro organismo non ha il tempo di assuefarsi alle temperature perché passiamo da un clima normale a uno molto caldo. Il brusco cambiamento influisce su un senso di disagio”.

Il “buon senso – evidenzia Sesti – deve essere la nostra bussola. E l’acqua il nostro rimedio, perché è di acqua che siamo fatti”. Per quanto riguarda gli integratori “vanno bene tutti quelli salini normalmente utilizzati, ma un buon consumo di frutta e verdura è più che sufficiente per reintegrare i sali minerali”, conclude.

14 Giugno 2024

Donne vivono più degli uomini, uno studio spiega il gender gap della longevità

14 giugno 2024 – Le donne vivono più a lungo degli uomini. E questo gap nell’aspettativa di vita non è prerogativa del genere umano. Questa tendenza a una maggiore longevità la si osserva nelle quote rosa di una vasta gamma di animali. Gli scienziati si sono chiesti perché e una teoria formulata dai biologi è che la discrepanza nella lunghezza della vita femminile e maschile possa essere in qualche modo, almeno in parte, collegata alla riproduzione. Ma come? Per scoprirlo un team di ricercatori dell’università di Osaka ha deciso di mettere sotto la lente l’invecchiamento del killifish turchese, un pesciolino d’acqua dolce noto per una caratteristica: la sua è un’esistenza ‘lampo’, fra le più brevi che si registrano nei vertebrati. Si parla di “pochi mesi di vita”, spiegano gli autori del lavoro pubblicato su ‘Science Advances’, mentre la maturazione sessuale in genere avviene in appena “un mese”. E, come negli esseri umani, anche nella comunità di questi pesci le femmine vivono più a lungo dei maschi.

Studiando il ‘Nothobranchius furzeri’ – questo il nome scientifico del killi turchese – i ricercatori giapponesi hanno scoperto per la prima volta che le cellule germinali, cioè le cellule che si sviluppano in ovuli nelle femmine e in spermatozoi nei maschi, determinano differenze nella durata della vita – dipendenti dal sesso – negli animali vertebrati. Quando infatti il team ha rimosso le cellule germinali dai pesciolini ‘arruolati’ nella ricerca ha osservato che sia i maschi che le femmine avevano una durata di vita simile. “I killifish maschi vivevano più a lungo del solito e la durata della vita delle femmine si accorciava”, spiega l’autore principale Kota Abe. “Volevamo capire come le cellule germinali potessero influenzare” gli esemplari di entrambi i sessi “in modo così diverso”, praticamente opposto. “Il nostro passo successivo è stato quello di indagare sui fattori responsabili”.

Gli studiosi hanno scoperto che la segnalazione ormonale era molto diversa nelle femmine rispetto ai maschi. Le femmine di killifish senza cellule germinali avevano una segnalazione significativamente inferiore di estrogeni, il che può ridurre la durata della vita aumentando il rischio di malattie cardiovascolari. Le femmine avevano anche una segnalazione significativamente maggiore del fattore di crescita insulino-simile 1. Questo ha fatto sì che le pescioline diventassero più grandi, sopprimendo allo stesso tempo i segnali all’interno del corpo importanti per mantenere la salute e rallentare l’invecchiamento. Al contrario, i killifish maschi senza cellule germinali avevano migliorato la salute dei muscoli, della pelle e della struttura ossea. È interessante notare, dicono gli esperti, che questi pesci avevano quantità maggiori di una sostanza che attiva la vitamina D, oltre a prove di segnali di vitamina D nei muscoli e nella pelle. Anche la vitamina D può essere considerata un ormone, osservano gli autori dell’ateneo nipponico. Mentre è ben noto il suo ruolo nel mantenere le ossa forti e sane, questa sembra avere anche effetti positivi più ampi su tutto l’organismo. I risultati del team giapponese hanno dunque evidenziato la possibilità che la vitamina D migliorasse la longevità. E seguendo questo ragionamento gli esperti hanno deciso di verificare se un integratore di vitamina D avrebbe potuto aumentare la durata della vita dei pesci.