18 Gennaio 2022

La specialista: fino al 30% degli italiani soffrono di “fegato grasso”

18 gennaio 2022 – Il suo vero nome è Steatosi Epatica Non Alcolica ed è una condizione che interessa molte persone adulte nel nostro Paese. “E’ anche chiamata “fegato grasso” e si calcola che colpisca fino al 30% degli italiani ed è una malattia legata a doppio filo con il diabete – sottolinea la prof.ssa Sara De Martin, Ricercatrice di Farmacologia all’Università di Padova -. Viene, infatti, registrata nell’oltre 50% dei pazienti colpiti da quello di tipo 2. L’incremento del numero di nuovi casi l’anno è una diretta conseguenza degli stili di vita seguiti nei Paesi Occidentali. Il primo fattore di rischio, che bisogna accuratamente tenere sotto controllo, è la dieta squilibrata e soprattutto l’eccessivo introito di zuccheri, in particolare il fruttosio, e grassi. Alcuni studi hanno inoltre evidenziato che anche in diversi Paesi in via di sviluppo il “fegato grasso” sia in aumento. Gli incrementi più vistosi si stanno registrando in alcune zone dell’Africa, dove si stanno sempre più diffondendo i fast food. Oltre all’alimentazione è fondamentale il ruolo preventivo dell’attività fisica. Ad oggi non esistono terapie in grado di eradicare la patologia”.

Tuttavia alcuni primi studi evidenziano come l’integratore Gdue sia in grado di ridurre l’accumulo di grasso nel fegato. Si tratta di un prodotto composto da alghe marine (Ascophyllum Nodosum, Fucus Vesiculosus) più cromo picolinato che viene già impiegato per il trattamento del prediabete e del diabete. Il suo utilizzo presenta degli indubbi vantaggi rispetto ad un altro prodotto naturale come il cardo mariano. “I fitoterapici che derivano da questa pianta mediterranea agiscono esclusivamente a

livello epatico – prosegue De Martin -. Gdue invece ha un intervento più completo perché abbassa anche i livelli di glicemia. Potrebbe essere più indicato per tutti quei pazienti che hanno sia la steatosi sia altre patologie correlate come la sindrome metabolica”.