Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

14 Giugno 2024

Donne vivono più degli uomini, uno studio spiega il gender gap della longevità

14 giugno 2024 – Le donne vivono più a lungo degli uomini. E questo gap nell’aspettativa di vita non è prerogativa del genere umano. Questa tendenza a una maggiore longevità la si osserva nelle quote rosa di una vasta gamma di animali. Gli scienziati si sono chiesti perché e una teoria formulata dai biologi è che la discrepanza nella lunghezza della vita femminile e maschile possa essere in qualche modo, almeno in parte, collegata alla riproduzione. Ma come? Per scoprirlo un team di ricercatori dell’università di Osaka ha deciso di mettere sotto la lente l’invecchiamento del killifish turchese, un pesciolino d’acqua dolce noto per una caratteristica: la sua è un’esistenza ‘lampo’, fra le più brevi che si registrano nei vertebrati. Si parla di “pochi mesi di vita”, spiegano gli autori del lavoro pubblicato su ‘Science Advances’, mentre la maturazione sessuale in genere avviene in appena “un mese”. E, come negli esseri umani, anche nella comunità di questi pesci le femmine vivono più a lungo dei maschi.

Studiando il ‘Nothobranchius furzeri’ – questo il nome scientifico del killi turchese – i ricercatori giapponesi hanno scoperto per la prima volta che le cellule germinali, cioè le cellule che si sviluppano in ovuli nelle femmine e in spermatozoi nei maschi, determinano differenze nella durata della vita – dipendenti dal sesso – negli animali vertebrati. Quando infatti il team ha rimosso le cellule germinali dai pesciolini ‘arruolati’ nella ricerca ha osservato che sia i maschi che le femmine avevano una durata di vita simile. “I killifish maschi vivevano più a lungo del solito e la durata della vita delle femmine si accorciava”, spiega l’autore principale Kota Abe. “Volevamo capire come le cellule germinali potessero influenzare” gli esemplari di entrambi i sessi “in modo così diverso”, praticamente opposto. “Il nostro passo successivo è stato quello di indagare sui fattori responsabili”.

Gli studiosi hanno scoperto che la segnalazione ormonale era molto diversa nelle femmine rispetto ai maschi. Le femmine di killifish senza cellule germinali avevano una segnalazione significativamente inferiore di estrogeni, il che può ridurre la durata della vita aumentando il rischio di malattie cardiovascolari. Le femmine avevano anche una segnalazione significativamente maggiore del fattore di crescita insulino-simile 1. Questo ha fatto sì che le pescioline diventassero più grandi, sopprimendo allo stesso tempo i segnali all’interno del corpo importanti per mantenere la salute e rallentare l’invecchiamento. Al contrario, i killifish maschi senza cellule germinali avevano migliorato la salute dei muscoli, della pelle e della struttura ossea. È interessante notare, dicono gli esperti, che questi pesci avevano quantità maggiori di una sostanza che attiva la vitamina D, oltre a prove di segnali di vitamina D nei muscoli e nella pelle. Anche la vitamina D può essere considerata un ormone, osservano gli autori dell’ateneo nipponico. Mentre è ben noto il suo ruolo nel mantenere le ossa forti e sane, questa sembra avere anche effetti positivi più ampi su tutto l’organismo. I risultati del team giapponese hanno dunque evidenziato la possibilità che la vitamina D migliorasse la longevità. E seguendo questo ragionamento gli esperti hanno deciso di verificare se un integratore di vitamina D avrebbe potuto aumentare la durata della vita dei pesci.

 

13 Giugno 2024

Studio: in Italia il fumo pesa sui ricoveri per 1,64 miliardi l’anno

13 giugno 2024 – Le ospedalizzazioni per malattie legate al fumo di tabacco pesano su 1,64 miliardi di euro sulle casse dello Stato italiano. E’ uno studio dell’Istituto Mario Negri e dell’ATS Brianza pubblicato su Tobacco Induced Diseases a calcolare l’impatto economico delle sigarette in Italia solo sui ricoveri.

I dati utilizzati nello studio sono stati forniti dal ministero della Salute. In particolare, sono state rese disponibili, in forma anonimizzata, tutte le schede di dimissione ospedaliera relative all’anno 2018 di pazienti di età superiore ai 30 anni, ricoverati per una delle 12 patologie selezionate per la correlazione al fumo tra cui: il tumore del polmone, l’ictus e la cardiopatia ischemica. “I risultati del nostro studio – spiega Irene Possenti, ricercatrice dell’Istituto Mario Negri – indicano che il fumo di sigaretta ha un ingente impatto sull’economia italiana, essendo responsabile di almeno il 6% di tutte le ospedalizzazioni nazionali. Stiamo parlando di almeno 1,64 miliardi di euro per le sole ospedalizzazioni causate dal fumo di tabacco”.

Tra le maggiori spese sanitarie attribuibili al fumo di tabacco, è emerso che le ospedalizzazioni per cardiopatia ischemica generano un costo di 556 milioni di euro, seguite dall’ictus con 290 milioni di euro e dal tumore del polmone con 229 milioni di euro.

12 Giugno 2024

Studio: nel mondo 1 giovane su 5 è in eccesso di peso

12, giugno 2024 – Nel mondo oltre un bambino e adolescente (fino a 18 anni) su 5 è in eccesso di peso (22,2%), oltre uno su 10 (14,8%) è sovrappeso, infine quasi uno su 10 (8,5%) è obeso. Rispetto al periodo 2000-2011, nel periodo 2012-2023 c’è stato un aumento di 1,5 volte della diffusione dell’obesità nei bambini e ragazzi fino a 18 anni. I bambini e gli adolescenti con obesità avevano un rischio elevato di depressione e ipertensione. Lo rivela uno studio pubblicato su Jama Pediatrics e condotto presso la Sichuan University a Chengdu.

Si tratta della meta-analisi di centinaia di studi condotti in diverse regioni del mondo fino al 2023. La diffusione dell’obesità nei bambini e adolescenti è stata riportata da 1.668 studi che comprendono 44.414.245 individui provenienti da 152 paesi o regioni. Un totale di 4.519.587 partecipanti è risultato obeso nel mondo; in Italia i giovani obesi sono risultati in questo studio un totale di 282.659, pari all’8,49% del totale in questa fascia d’età. È emerso che la regione geografica di provenienza e il livello di reddito del paese o della regione hanno un forte potere predittivo dell’obesità giovanile. La diffusione dell’obesità varia da un minimo dello 0,4% alle isole di Vanuatu (nell’Oceano Pacifico meridionale) a un massimo del 28,4% a Porto Rico. La Polinesia ha un tasso stimato di obesità del 19,5%, mentre nell’Africa centrale i bambini e adolescenti obesi sono appena il 2,4%. I paesi ad alto reddito mostrano la diffusione più alta di bambini e adolescenti obesi, il 9,3%; nei paesi a basso reddito gli obesi sono il 3,6%. Per quanto riguarda le etnie, la popolazione ispanica conta il 23,55% di giovani obesi; nella popolazione asiatica gli obesi sono il 10%. L’eccesso di peso tra i bambini e gli adolescenti si associa a un mix di fattori comportamentali, ambientali e socioculturali che richiedono l’attenzione e l’intervento di professionisti delle cure primarie, clinici, autorità sanitarie e pubblico in generale”, concludono gli autori dello studio.

11 Giugno 2024

L’ora giusta per lo sport è di sera, migliora la glicemia

11 giugno 2024 – Meglio al mattino presto o quando cala il sole? E’ il dilemma dello sportivo: l’orario ideale in cui ritagliarsi il tempo per l’attività fisica in modo da essere performanti e trarre il massimo dei benefici. Un aiuto per questa scelta arriva dalla scienza. Una nuova ricerca, infatti, offre una valida ragione per optare per un allenamento serale: sembra che una moderata-vigorosa attività fisica in questa fascia oraria abbia un maggiore impatto sulla glicemia. Per gli adulti sedentari in sovrappeso e obesi è più vantaggiosa nel ridurre i livelli giornalieri di zucchero nel sangue. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista ‘Obesity’, “evidenziano l’importanza del campo della prescrizione di esercizi di precisione – osserva Jonatan R. Ruiz, professore dell’Università di Granada ed esperto del centro Ciberobn (Center for Biomedical Research Network Pathophysiology of Obesity and Nutrition) in Spagna – Nella pratica clinica, il personale sportivo e medico dovrebbe considerare il momento ottimale della giornata per migliorare l’efficacia dei programmi di esercizi e di attività fisica che vengono prescritti”.

Gli esperti spiegano che è noto che l’attività fisica da moderata a intensa migliora l’omeostasi del glucosio, la capacità dell’organismo di regolarlo, negli adulti in sovrappeso e obesi che corrono un rischio maggiore di sviluppare resistenza all’insulina. Tuttavia, si sa poco riguardo al timing ottimale dell’attività fisica per migliorare il controllo quotidiano della glicemia.Ruiz è uno dei due autori corrispondenti dello studio, insieme ad Antonio Clavero-Jimeno dello stesso centro di ricerca. Per valutare l’impatto delle lancette dell’orologio, gli esperti hanno utilizzato i dati degli esami di base di uno studio multicentrico randomizzato e controllato condotto in Spagna a Granada e Pamplona. Scopo del lavoro era studiare la fattibilità di un’alimentazione soggetta a restrizione temporale e l’efficacia sul tessuto adiposo viscerale (esito primario), sulla composizione corporea e sui fattori di rischio cardiometabolico negli adulti con sovrappeso e obesità. In totale i partecipanti erano 186 adulti, età media 46 anni e indice di massa corporea 32,9. L’attività fisica e i modelli di glucosio dei partecipanti sono stati monitorati simultaneamente per un periodo di 14 giorni utilizzando un accelerometro triassiale indossato sul polso non dominante e un dispositivo di monitoraggio continuo del glucosio. I ricercatori hanno quindi classificato il volume di attività fisica da moderata a vigorosa accumulato ogni giorno. Le categorie erano ‘inattivo’ (se non era stata accumulata alcuna attività) e ‘mattina’, ‘pomeriggio’ o ‘sera’ se più del 50% dei minuti di attività fisica da moderata a intensa per quel giorno erano stati accumulati tra le 6 del mattino e mezzogiorno, tra mezzogiorno e le 18, o tra le 18 e mezzanotte. C’era infine la categoria ‘mista’ se nessuna delle finestre temporali definite rappresentava più del 50% dell’attività fisica moderata-intensa per quel giorno.

10 Giugno 2024

Covid, per FDA serve un nuovo vaccino contro la variante JN.1

10 giugno 2024 – Il comitato di esperti della Food and Drug Administration ha votato a favore di una nuova formulazione del vaccino anti Covid che miri a proteggere contro la mutazione JN.1. E’ stato unanime il voto degli esperti, che dovrà essere confermato dall’unanimità dai componenti della Fda. Per la terza volta dunque dal 2022 la vaccinazione anti Covid verra’ aggiornata: l’ultima versione era progettata contro la variante XBB.1.5.

Il vaccino per la stagione 2024-25 dovrebbe essere disponibile a inizio autunno negli Stati Uniti, in una formulazione monovalente. Al momento però JN.1 non è più la mutazione predominante negli Stati Uniti, mentre sono in continuo aumento sono le sotto-varianti KP.2 e KP.3. I produttori dei vaccini hanno però fatto sapere alla Fda che un nuovo vaccino contro la variante JN.1 appare funzionare anche contro altre mutazioni provenienti dalla stessa variante ‘madre’. Un rappresentante di Moderna – riportano i media Usa – ha detto al comitato che “gli ultimi dati suggeriscono che il vaccino contro JN.1 proteggerebbe anche KP.2, KP.3 “. “E’ che molto difficile prevedere in che direzione andra’ il virus ma, dovendo scegliere, puntare su JN.1 appare l’opzione appropriata”, ha commentato, Sarah Meyer, membro del comitato della Fda dopo il voto.

6 Giugno 2024

ISS: un italiano su quattro è in eccesso di peso

6, giugno 2024 – Quattro italiani su 10 sono in eccesso ponderale, uno su dieci obeso. E non decolla il consumo delle cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura raccomandate dalle linee guida per una corretta alimentazione. Se è vero, infatti, che pochi italiani adulti nella fascia 19-69 anni, il 3%, dichiarano di non inserirle nei propri pasti, meno di una 1 persona su 2, il 45%, ne consuma almeno 3 porzioni al giorno. Tra coloro che le mangiano, il 7% ne consuma la quantità di raccomandata dalle linee guida per una corretta alimentazione, cioè almeno 5 porzioni. Il 52% si ferma 1-2 al giorno, il 38% a 3-4. L’abitudine al consumo dei cosiddetti ‘five a day’ è più comune nelle donne, nelle persone con minori problemi economici e cresce con l’avanzare dell’età per arrestarsi negli over 65, dove la quota di persone che mangiano almeno 3 porzioni al giorno o aderiscono al five a day ha raggiunto nel 2023 il valore più basso dal 2016.

A fare il punto sono i dati della sorveglianza Passi e Passi d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicati sul sito Epicentro e che fanno riferimento al biennio 2022-2023, che coinvolge almeno l’80% delle Asl con un campione pari a 275 persone per ciascuna. I dati riferiti dagli intervistati Passi nel biennio 2022-2023 relativi a peso e altezza portano a stimare che 4 adulti su 10 siano in eccesso ponderale, 3 in sovrappeso (con un indice di massa corporea compreso fra 25 e 29,9) e 1 obeso. L’essere in eccesso ponderale è una caratteristica più frequente col crescere dell’età, fra gli uomini rispetto alle donne, fra le persone con difficoltà economiche e fra le persone con un basso livello di istruzione.

Alcune Regioni del Sud (Molise, Campania, Basilicata, Puglia) continuano a detenere il primato per quota più alta di persone in eccesso ponderale (sfiorando la metà della popolazione residente). Le analisi temporali non mostrano significative variazioni temporali nell’eccesso ponderale a livello nazionale, ma questo è solo il risultato di andamenti diversi, con cambiamenti non eccessivi ma significativi, delle due componenti di soprappeso e obesità, nelle tre ripartizioni geografiche fra generi e classi di età. Il sovrappeso aumenta nel Sud mentre l’obesità aumenta nel Nord, si tratta di modifiche contenute ma statisticamente significative; l’aumento di sovrappeso e dell’obesità è sostenuto dalle classi di età più giovani (18-34enni) mentre fra i 50-69enni si riducono entrambe; fra le donne aumenta il sovrappeso ma non vi sono differenze di genere nell’obesità. Meno della metà degli intervistati in eccesso ponderale riferisce di aver ricevuto dal proprio medico il consiglio di perdere peso e l’attenzione è indirizzata soprattutto alle persone obese, molto meno a quelle in sovrappeso. Ma il parere del medico viene valutato molto: la quota di persone in eccesso ponderale che dichiara di seguire una dieta è significativamente maggiore fra coloro che hanno ricevuto il consiglio medico rispetto a quelli che non lo hanno ricevuto (46% vs 17%).

5 Giugno 2024

Covid, eccesso di mortalità rimasto alto per 3 anni

5, giugno 2024 – Volevano valutare l’efficacia della risposta alla crisi sanitaria innescata dalla pandemia di Covid-19 e hanno rilevato che, nonostante le misure di contenimento, nonostante l’arrivo e la disponibilità dei vaccini anti-Covid, l’eccesso di mortalità è rimasto elevato per 3 anni consecutivi in Occidente dall’inizio della pandemia. Per il gruppo di ricercatori che ha condotto l’analisi, basata sui dati di 47 Paesi, questo perdurare dei tassi di mortalità in eccesso ad alti livelli così a lungo dà luogo a “seri motivi di preoccupazione”. Il lavoro è pubblicato sulla rivista ‘Bmj Public Health’ e gli autori, esperti dell’Emma Children’s Hospital – Amsterdam Umc, Vrije Universiteit e del Princess Máxima Center for Pediatric Oncology di Utrecht, invitano i governi e i decisori politici a indagare a fondo sulle cause sottostanti.
L’analisi è stata focalizzata sull’eccesso di mortalità tra gennaio 2020 e dicembre 2022, quindi sul numero di persone morte per qualsiasi causa in misura superiore rispetto alla mortalità che normalmente ci si aspetterebbe in quel determinato periodo. I 47 Paesi presi in esame sono in Europa, Nord America, Australia e Nuova Zelanda. I ricercatori hanno applicato un metodo statistico chiamato modello di stima di Karlinsky e Kobak, che utilizza i dati storici di morte in un particolare Paese dal 2015 al 2019 e tiene conto delle variazioni stagionali e dei trend annuali dei decessi dovuti ai cambiamenti nella struttura della popolazione.

Il numero totale di morti in eccesso nei Paesi inclusi nell’analisi è stato di 3.098.456. Le morti in eccesso sono state segnalate da 41 Paesi (87%) nel 2020, da 42 (89%) nel 2021 e da 43 (91%) nel 2022. Nel 2020, anno in cui è iniziata la pandemia di Covid-19 e sono state attuate le misure di contenimento come lockdown, distanziamento sociale, chiusura delle scuole e quarantene, sono stati registrati 1.033.122 decessi in eccesso (11,5% in più rispetto al previsto). Nel 2021, anno in cui sia le misure anti-Covid che i vaccini sono stati utilizzati per frenare la diffusione del virus Sars-CoV-2, sono stati segnalati un totale di 1.256.942 decessi in eccesso (poco meno del 14% in più rispetto al previsto). E nel 2022, anno in cui la maggior parte delle misure di contenimento sono state revocate, ma la vaccinazione anti-Covid è stata continuata, i dati preliminari indicano che sono stati registrati 808.392 decessi in eccesso. La Groenlandia è stato l’unico Paese tra i 47 a non aver segnalato un eccesso di decessi tra il 2020 e il 2022. Tra gli altri, la differenza percentuale tra il numero di decessi documentati e quelli previsti è stata più alta nel 28% dei Paesi nel 2020, nel 46% nel 2021 e nel 26% nel 2022. Non è chiaro quanti di questi morti in eccesso riflettano l’impatto dell’infezione da Covid o gli effetti indiretti delle misure di contenimento e così via, affermano i ricercatori.

3 Giugno 2024

Studio: dieta mediterranea riduce il rischio mortalità per le donne

3 giugno 2024 – La dieta mediterranea riduce il rischio di mortalità nelle donne. L’ultima ricerca in ordine di tempo ad approfondire le qualità protettive del regime alimentare ‘vecchia conoscenza’ degli italiani e delle popolazioni di questa area del mondo è un lavoro pubblicato su ‘Jama Network Open’, che si concentra sull’universo femminile. La dieta mediterranea ha scandito i pasti di generazioni di centenari, è stata celebrata a livello internazionale come patrimonio dell’umanità e promossa dalla scienza. Ma il filone di studi che punta a mettere nero su bianco l’impatto benefico della dieta mediterranea sulla salute umana continua ancora oggi. Secondo gli autori dello studio pubblicato su ‘Jama Network Open’, “una maggiore aderenza alla dieta mediterranea si associa a una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause del 23%” nelle donne.

Condotto negli Usa, questo studio di coorte si basa su una popolazione di 25.315 partecipanti del Women’s Health Study, donne sane alla partenza dello studio – età media al basale di 54,6 anni – che avevano fornito campioni di sangue, misurazioni di biomarcatori e informazioni sulla dieta. I dati di base includevano dati demografici e un questionario validato sulla frequenza alimentare. Il periodo di raccolta dei dati è andato da aprile 1993 a gennaio 1996 e l’analisi dei dati ha avuto luogo da giugno 2018 a novembre 2023. Le donne sono state seguite per 25 anni. Il punteggio della dieta mediterranea è stato calcolato sulla base di 9 componenti dietetiche. L’analisi degli scienziati – esperti di diverse istituzioni, dal Brigham and Women’s Hospital, Harvard Medical School, all’Harvard TH Chan School of Public Health, a Boston, fino alle università di Uppsala in Svezia e l’Eth di Zurigo – si è concentrata su 33 biomarcatori ematici, (come valori di lipidi, infiammazione, resistenza all’insulina e metabolismo, e così via). La mortalità e le cause della morte sono state determinate dalla documentazione medica e dalla documentazione di morte.

Nel corso del follow-up si sono verificati 3.879 decessi. Rispetto alla bassa aderenza alla dieta mediterranea (punteggio 0-3), sono state osservate riduzioni del rischio di mortalità in chi aveva punteggi più elevati e quindi seguiva maggiormente i principi di questo regime alimentare. Una volta operati ulteriori aggiustamenti per fattori legati allo stile di vita, queste riduzioni sono rimaste statisticamente significative. I biomarcatori infiammatori erano fra quelli che hanno contribuito maggiormente al minor rischio di mortalità, seguiti dalle lipoproteine ricche in trigliceridi e dall’indice di massa corporea e resistenza all’insulina. L’associazione inversa tra maggiore aderenza alla dieta e minor rischio di mortalità (rischio che si riduce di un quinto) è stata dunque parzialmente spiegata da molteplici fattori cardiometabolici.

 

31 Maggio 2024

SIMA: “Fumo causa in Italia 93mila morti ogni anno”

31 maggio 2024 – Il fumo rappresenta ancora la più grande minaccia per la salute umana e provoca in modo diretto più decessi di alcol, droga, incidenti stradali, aids, omicidi e suicidi messi insieme. Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) in occasione della Giornata mondiale senza tabacco.

“In Italia i decessi legati al fumo sono oltre 93.000 ogni anno, il 20,6% del totale di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne. Il costo sociale e sanitario per la collettività determinato dal fumo è pari in Italia a oltre 26 miliardi di euro ogni anno. – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani – La vera emergenza attuale, come certificato dalle indagini presentate oggi dall’ Istituto superiore di sanità, è rappresentata dalle sigarette di nuova generazione, come quelle elettroniche o a tabacco riscaldato, che costituiscono la porta di ingresso che introduce i giovani al fumo. Gli ultimi numeri ufficiali registrano in Italia una abnorme crescita nel numero di fumatori che ricorre a dispositivi elettronici, che passano dallo 0,4% del 2014 al 3,3% del 2023, e tra i giovani dai 14 ai 17 anni raddoppia in un solo anno il policonsumo, ossia l’utilizzo contemporaneo di sigarette tradizionali, elettroniche e tabacco riscaldato. Come Sima chiediamo di rafforzare ed estendere gli interventi di contrasto sia attraverso una stretta alla pubblicità diretta e indiretta al fumo fatta attraverso i social network e che colpisce proprio i più giovani, sia mediante campagne di informazione dirette soprattutto ai minori circa i rischi sanitari connessi alle sigarette di nuova generazione, partendo dalle scuole per sensibilizzare i ragazzi sui danni provocati dal fumo”, conclude Miani.

30 Maggio 2024

ISS: un adulto su 4 in Italia è un fumatore

In Italia la maggioranza degli adulti tra i 18 e i 69 anni non fuma (59%) o ha smesso di fumare (17%), ma uno su 4 è fumatore (24%). E la percentuale cresce tra i giovani, di cui il 30,2% usa almeno un prodotto tra sigaretta tradizionale, tabacco riscaldato o e-cig. Sempre in questa fascia di età raddoppia il ‘policonsumo’, l’utilizzo contemporaneo di diversi prodotti. Lo indicano alcuni risultati di due diverse indagini dell’Istituto superiore di sanità, resi noti alla vigilia della Giornata mondiale senza tabacco, in calendario il 31 maggio. Le ricerche di riferimento sono per gli adulti la sorveglianza Passi del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps), per i giovani l’indagine sul consumo di tabacco e nicotina negli studenti nell’anno scolastico 2023-2024 del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss. I risultati completi verranno illustrati domani, durante un convegno organizzato dal Centro nazionale dipendenze e doping insieme all’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs e alla Società italiana di tabaccologia.

“Negli ultimi 15 anni la percentuale di fumatori si è ridotta, ma troppo lentamente. Erano il 30% nel 2008, adesso si attestano al 24%”, evidenzia il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone. “Questo processo – sottolinea – va accelerato puntando sulla prevenzione, che deve partire dalle scuole. Sono infatti proprio le scuole uno dei luoghi principali in cui costruire una socialità tra i bambini e ragazzi che punti a promuovere stili di vita sani, come l’abitudine a non fumare”. La riduzione dei fumatori registrata nell’ultimo quindicennio, indicano i dati, coinvolge tutte le fasce d’età e sia uomini che donne, ma con modalità e ritmi diversi. La quota di fumatori si riduce sia fra gli uomini che fra le donne, ma fra queste ultime la riduzione risulta più lenta e il risultato è che oggi le donne hanno in parte eroso il vantaggio che storicamente avevano sugli uomini. La riduzione dell’abitudine al fumo si riscontra in generale in tutte le fasce d’età, ma è sostenuta soprattutto dai gruppi più giovani. Tuttavia, se fra questi ultimi si riduce la quota di consumatori di sigarette tradizionali, va di contro aumentando la quota di consumatori, ‘duali’ o esclusivi, di altri prodotti del fumo (fra e-cig e tabacco riscaldato).